Non ho mai raccontato quanto è successo al mio grande i primi di dicembre. Ancora, quando ci penso (e succede spesso), mi sento male.
E. ha una classe molto tranquilla: si conoscono con molti dei ragazzi dalle elementari, con alcuni sta in classe addirittura dalla scuola materna.
Soprattutto i ragazzi sono …..poco scafati, sicuramente più piccoli (anche anagraficamente, tra l’altro) delle loro compagne.
Vanno molto d’accordo e quando escono io sono sempre serena perché certa (o quasi!) che non faranno cavolate!
Bene.
Sabato 6 dicembre, pomeriggio. Casa mia.
“Mamma, stasera F. fa una festa e con la classe rimaniamo a dormire lì perché i genitori non ci sono”.
F. è una ragazza che conosco, carina e educata. Conosco bene la mamma. So dove abita, molto vicino a noi. Chiedo chi sono gli altri che restano. Sono comunque perplessa, nonostante il quadro sia rassicurante, perché non vedo l’esigenza di dormire fuori. Mi forzo un po’ però perché penso che ha 17 anni, che sono veramente ragazzini dei quali ci si può (in linea di massima, sono sempre adolescenti!) fidare, che se ne sentono di tutti i colori e che lui non mi dà mai pensieri con il suo gruppo, non posso negare permessi senza veri motivi…
“Va bene.”. Mio marito borbotta un po’, non è contento che il figlio stia fuori, gli spiego perché ho acconsentito. Finisce lì, con lui che esce in macchinetta dal garage sotto casa ed io che, sentendo il rumore del motore, penso” Come sono tranquilla quando E. esce con i suoi amici”.
Domenica 7 dicembre, ore 4 del mattino (o della notte). Casa mia.
Squilla il telefono sul comodino. Sobbalzo.
“PRONTO!!!!”
Voce di E. alterata, due toni più su del normale “Mamma, la macchinetta si è bruciata e anche i motorini di X e Y”
“Oddio E, dove sei?’’’”
“Non te lo posso dire mamma, non te lo dico”
“COME NON ME LO DICI???? E la macchinetta dov’è?”
“MAMMA, E’ POLVERE! LO CAPISCI CHE LA MACCHINETTA E’ POLVERE?????”
“MA DOVE SEI????? ” Pensavo che fosse in giro e avesse fatto un incidente.
“MAMMA NON PUOI VENIRE. CI SONO LE FIAMME, NON PUOI VENIRE.”
“MA CHE DICI??? MI FAI MORIRE, DIMMI DOVE SEI!!!!!!”
“ ALLORA MAMMA, RAGIONIAMO. CON CALMA. STANNO ARRIVANDO I VIGILI DEL FUOCO. TU STAI TRANQUILLA, NON TI PREOCCUPARE”.
Prova a parlarci anche mio marito ma niente, non dice dove sta.
A quel punto mio marito si infila un paio di pantaloni ed esce, dirigendosi verso casa della compagna di classe. Arriva lì sotto e trova i vigili del fuoco e una folla di gente.
Torniamo indietro.
Sabato 6 dicembre. Ore 20 circa. Casa di F.
Sono tutti lì, una decina di compagni di classe. Hanno comprato le pizze, tre/quattro birre. Chiacchierano, ascoltano musica, guardano la tele. F. abita al piano terra, in una strada senza uscita. Ogni tanto qualcuno di loro esce di casa, chiacchiera davanti al portone fumando una sigaretta.
Ci sono anche due macchine, davanti al portone. Dentro ragazzi più grandi. Alcuni di questi sono amici delle ragazze, uno è anche fidanzato con una loro compagna.
Questi grandi ad un certo punto cominciano a sfottere i ragazzi più piccoli, E. e i suoi amici. Gli tirano addosso un accendino. Loro non reagiscono, fanno finta di niente. Dopo ci diranno:”Noi lo sappiamo che a tipi come quelli non bisogna rispondere, sennò ti dicono pure –Che c***o te guardi!_ ed è peggio”. Hanno interiorizzato tutte le nostre raccomandazioni, non reagiscono e se ne tornano a casa.
Notte tra sabato e domenica.
A un certo punto E. con un altro suo compagno escono. Prendono macchinetta e motorino e vanno in un fast food di zona a comprare degli hamburger. Sotto casa non c’è nessuno.
Mentre sono fuori però arrivano alcuni dei ragazzi grandi, quelli conosciuti dalle compagne. Vorrebbero entrare in casa. La padrona di casa li manda via: “Voi siete troppo grandi. Siamo solo compagni di classe, non c’entrate niente stasera”.
Se ne vanno.
E. e il suo amico tornano dal fast food con i loro panini.
Parcheggiano.
Sotto casa di F. c’è una delle due macchine dell’inizio della serata. Uno dei ragazzi grandi li apostrofa:”Dormite qui pure voi”. L’amico di E. risponde affermativamente.
“Dormono tutti qui, solo noi non possiamo restare”.
E. e l’altro non rispondono ed entrano in casa.
Mezz’ora dopo.
Il cane comincia a raspare contro la porta di casa.
Fumo scuro dalla finestra del salone che dà sulla strada.
Bagliore di fiamme.
I ragazzi aprono la porta di casa, si affacciano sull’androne: fuori al portone fiamme incontrollabili che arrivano al primo piano.
Hanno preso fuoco i motorini di due compagni di E., quelli parcheggiati sotto la finestra, e la macchinetta di E.
Le fiamme si sono estese ad altre tre macchine parcheggiate lì accanto.
E’ un rogo.
Panico. Rientrano.
Stanno per prendere fuoco le tende dell’appartamento.
Urlano. Le staccano.
I condomini intanto si sono svegliati, chiamano i pompieri,prendono i ragazzi e li portano su ai piani più alti.
La paura è che le macchine esplodano.
Poi mi spiegherà:”Per questo mamma non volevo dirti dove ero. Avevo paura che tu arrivassi mentre saltavano in aria le macchine”
Arrivano vigili del fuoco. Spengono l’incendio.
Arrivano i genitori richiamati dai figli.
Ce li riportiamo a casa.
Al sicuro
Domenica 7 dicembre. Dalle 13 alle 20.
Tutto il giorno dai carabinieri. Ognuno di loro ha dovuto raccontare nei minimi dettagli pomeriggio e serata. Mentre ascoltavo mio figlio parlare ero pronta a sentirmi cadere il mondo addosso: un fatto così grave, una reazione così violenta, chissà cosa ha fatto, chi frequenta, dove è andato.
Niente di tutto questo. Non ha fumato neanche un sigaretta (mentre deponeva rivolto a me:”Io non fumo, mamma. Stai tranquilla”.
Ora.
I giorni sono passati. I carabinieri hanno le idee piuttosto chiare su chi sia stato ma non hanno le prove.
Probabilmente finirà tutto così, con una denuncia contro ignoti che rimarranno tali.
La macchinetta è polvere. I motorini sono polvere.
La libertà che questi mezzi dava a ragazzini tranquilli, sereni, semplici è polvere.
La loro fiducia nella giustizia è polvere.
Ieri Gabri (che ha subito pure lui essendo il comproprietario della macchinetta) mi ha detto che bisognerebbe farsi giustizia da soli.
“Vorrei non essere una persona perbene, mamma”.
martedì 3 febbraio 2009
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5 ha(nno) detto:
mamma mia, che brutta esperienza per tutti!!! Immagino come devi esserti sentita con quella telefonata. Da morire.
Adesso certo sarà delicato il discorso con tuo foglio, fargli capire che, anzi, è meglio restare persone perbene quando ci sono quelli che non lo sono. Altrimenti se nessuno più fosse perbene sarebbe la fine. Sarebbe bello che riusciise a convincersi che , in fondo, hanno visto loro non i bulli. Perché è così.
mafalda
Per la serie non si può mai stare tranquilli....che spavento devi esserti presa!
Anche se adesso tuo figlio si sente vittima di un sopruso sicuramente questa esperienza lo aiuterà a stare fuori dai guai e tu sai di avere un figlio perbene! anzi tre...
Il difficile è, ovviamente, convincere loro che incontrano quei mascalzoni liberi per le strade del quartiere! Non posso pensare a cosa provano quelli che hanno subito violenze fisiche ben più gravi quando scarcerano i carnefici magari rei confessi!!!!!
Credo che io sarei morta al telefono, davvero. La storia mi atterrisce, ma al tempo stesso mi consola sapere che in questo schifo di mondo ci sono ancora dei ragazzi come tuo figlio ed i suoi compagni di scuola.
Se può servire, dì a Gabri che lui, suo fratello e i loro amici, con il loro essere persone perbene sono davvero la nostra ultima speranza.
Un abbraccio
Raffa
Sono Drewes, admin del blog Pagine Di Latte.
Che ne pensi di un "gemellaggio" tra i nostri due blog?
Fammi sapere lasciandomi un commento sul mio blog: http://paginelatte.blogspot.com/
^_^
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